A girl loved pearls so much she left engineering, strung them off the wall, and made art Paola Pivi
MASSIMODECARLO è lieta di presentare A girl loved pearls so much she left engineering, strung them off the wall, and made art, la prima mostra di Paola Pivi dedicata alla sua serie sulle perle.
Il titolo della mostra trae origine dagli inizi della carriera artistica di Paola Pivi. Nei primi anni di formazione, Pivi studia ingegneria chimica nucleare al Politecnico di Milano, prima che una serie di coincidenze la conducano verso l'arte e l'Accademia di Belle Arti di Brera. La stessa mente che aveva studiato meccanica quantistica, algebra e analisi usa ora gravità, fisica e ordine per trasformare la materia in qualcosa di sublime. Da lì: un caccia Fiat G-91 capovolto alla Biennale di Venezia, migliaia di aghi sospesi in un sistema che segue il campo magnetico del visitatore, nove sculture metalliche che pompano liquidi in circolo, un aereo Piper Seneca in continua capriola all'ingresso di Central Park. E poi, soprattutto, le perle. Migliaia, poi centinaia di migliaia di perle, disposte con sensibilità esperta a rivelarne la bellezza.
La serie delle perle nasce nel 1998 - lo stesso anno in cui Pivi lascia l'accademia di Milano - come primi lavori al di fuori del percorso accademico. In una metropoli caratterizzata da moda d'eccellenza, design innovativo e bei oggetti, è immersa in una cultura in cui la perla diventa emblema lussuoso di un'eleganza universale. Presente nelle civiltà antiche e nelle popolazioni indigene di tutto il mondo, la perla porta con sé secoli di significati - ricchezza, saggezza, status, rarità, purezza - tanto che alcune culture le credevano lacrime cadute dal cielo. Ogni singola perla, preziosa quanto l'ultima.
La mostra è la prima dedicata interamente alla serie delle perle - un filone ricorrente nella sua carriera - e riunisce opere che abbracciano l'intero arco della serie. Ciascun lavoro è costruito con perle singole in plastica o plexiglass, infilate in lunghezze definite e assemblate su tela in dense accumulazioni. Le superfici che ne risultano hanno qualcosa di organico, quasi corallino: non frutto di un'abilità rigida, ma della gravità che stratifica lentamente ogni filo sull'altro, lasciandoli cadere in una forma incontrollabile. Le opere iniziali - con richiami alla logica cromatica concentrica di Josef Albers - si affiancano a composizioni recenti in monocromo, multicolore, traslucido e iridescente.
Alle perle si affianca Stop By, un tappeto realizzato con plastiche riciclate dall'oceano in collaborazione con Aquafil, presentato per la prima volta ad ArtVerona nel 2021 e qui alla sua seconda apparizione. Il tappeto porta impressa l'immagine di una scala tratta da Untitled (project for Echigo Tsumari), 2015, una scultura gonfiabile monumentale alta venti metri commissionata per la Triennale di Echigo Tsumari nel Giappone rurale. Installata inizialmente appoggiata a una scuola, è poi comparsa nel cortile di Palazzo Strozzi a Firenze e sulla facciata del Grand Palais a Parigi. Quella stessa immagine giace ora in orizzontale sul pavimento della galleria, stampata su un tappeto che i visitatori attraversano: il monumentale reso piatto.
Tra centinaia di migliaia di perle e una scala impressa su plastica riciclata, Pivi trova gioia nella trasformazione. Spinge gli oggetti fino a riempire la stanza, catturare l'attenzione, e cambiare la percezione di ciò che possono essere. Il fatto che una ragazza che un tempo studiava ingegneria sia finita qui – a infilare perle su una parete, a riempire le stanze d’arte – appare come un gesto di libertà.
Artista
Paola Pivi, nata in Italia nel 1971, vive e lavora in Alaska. La sua pratica artistica è varia ed enigmatica.
Per Pivi l'arte è un’espressione della realtà che si libera fino a raggiungere il suo pieno potenziale, in grado di trasmettere le emozioni più profonde attraverso materiali diversi. La sua arte presenta spesso oggetti riconoscibili come aeroplani, elicotteri o materassi. Tuttavia, Pivi modifica questi oggetti in modo inaspettato, incoraggiando il pubblico a riconsiderare i propri preconcetti su ciò che essi rappresentano. Nasce così una forma di esuberanza utopica tutta sua, che esplora continuamente nuove forme espressive spingendo i confini della creazione artistica.
Il suo lavoro riflette sull'esperienza umana - su ciò che separa il reale dall'immaginario, l'ordinario dallo straordinario.