Nei lavori del 1998, un'effigie sorridente - riprodotta in serigrafia nera su fondo specchiante argentato - si interpone tra lo spettatore e l'immagine riflessa: un segno immediatamente decifrabile e allo stesso tempo svuotato di significato, consumato dalla propria stessa ripetizione. Accanto a questa, un'opera coeva rinuncia invece a ogni motivo decorativo o figurativo: priva di qualsiasi stratificazione stampata, rappresenta forse l'espressione più essenziale del gruppo, quella in cui il pannello specchiante ultra-leggero diventa un dispositivo capace di trasformare lo spazio circostante nell'opera stessa, senza alcuna mediazione. La serie Mind Breath del 2015, esposta per la prima volta da MASSIMODECARLO a Milano, introduce una complessità irrisolta: una composizione a raggio su uno specchio dalle tonalità dorate, sospesa tra motivo solare, afterimage retinico e nostalgia decorativa, che genera calore e distorsione più che chiarezza.