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Pareidolia

Daniel Crews-Chubb

Date
12.05.2026 | 23.05.2026
Galleria
Pièce Unique
File
COMUNICATO STAMPA
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MASSIMODECARLO Pièce Unique è lieta di presentare Pareidolia, una mostra di nuovi dipinti dell'artista londinese Daniel Crews-Chubb.

Pareidolia è il nome di un fenomeno che quasi tutti hanno vissuto senza avere una parola per descriverlo: la convinzione momentanea che una macchia d'umidità sia un volto, che una formazione rocciosa nasconda una figura, che qualcosa di inerte stia ricambiando lo sguardo. È il cervello che fa ciò per cui è stato costruito - imporre senso al rumore, ordine al caos.

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Mask XXIV
2026
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Immortal XXXVIII
2026

Di fronte a questi lavori, il riconoscimento precede la comprensione. Una mascella emerge tra strati di inchiostro colato e olio spalmato; un'orbita oculare tiene per un istante, poi le linee di carboncino intorno si sfaldano in tutt'altro. Non è una scelta stilistica, è una condizione strutturale. “I dipinti sono illusionistici”, ha detto Crews-Chubb, “in equilibrio su un filo teso tra figurazione e astrazione”.


Crews-Chubb usa raramente i pennelli. Il colore viene steso con le mani, pressato e modellato direttamente sulla superficie. La sabbia viene incorporata nella tela. Frammenti di altri suoi lavori entrano come parte di un collage, vengono strappati, rilavorati. Le linee di carboncino che definiscono i contorni di un volto arrivano per ultime, o quasi, dopo settimane di decisioni accumulate. È quello che lui chiama la “patina” del dipinto: la traccia di tutto ciò che è servito per arrivare all'immagine.

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Concepita in stretto dialogo con la particolare intimità di Pièce Unique, la mostra presenta tre opere. Immortal XXXVIII e Immortal XXXIX (2026) fanno parte di una serie in corso che non si ispira a nessuna statua o fonte precisa, ma a qualcosa di più simile alla memoria culturale - l'impressione sedimentata di figure greche, romane e precolombiane viste nei musei e durante i viaggi, monumentali ma consumate, autorevoli ma erose. Mask XXIV (2026), più piccola e più frontale, spinge la domanda oltre: quanto poco deve dare un volto per essere riconosciuto? È qui che affiora l'interesse di Crews-Chubb per il Cubismo - la Donna con mandolino di Braque, il Ritratto di Daniel-Henry Kahnweiler di Picasso - nel modo in cui più punti di vista collassano in un'unica superficie instabile, fino a che l'immagine quasi scompare nel proprio farsi.


Questi dipinti restano addosso, e il motivo è il disagio di sentirsi implicati in essi. La pareidolia viene di solito descritta come una stranezza cognitiva, un corto circuito del riconoscimento - ma Crews-Chubb la tratta come qualcosa di più vicino a una condizione costitutiva della coscienza: la prova che la mente non può incontrare il mondo in modo neutro. Guardare questi lavori significa assistere a quel processo in tempo reale: la figura si assembla da inchiostro, sabbia e carboncino, dalla pressione accumulata di una mano, e il cervello vi si protende involontariamente, inesorabilmente, come ha sempre fatto con i volti.

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CRE 0003 26 001
Immortal XXXIX
2026
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Artista

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Daniel Crews-Chubb

Daniel Crews-Chubb (n. 1984, Northampton, Regno Unito) è un pittore londinese i cui lavori a tecnica mista si confrontano con la condizione umana e con i modi dell'espressione di sé. I suoi dipinti rendono omaggio all'Espressionismo Astratto, tanto nella figurazione gestuale che guarda a Willem de Kooning quanto nell'uso giocoso e improvvisativo del collage, che richiama la qualità tridimensionale della pratica di Robert Rauschenberg. Altri lavori, come Flowers (after Van Gogh), evocano riferimenti storico-artistici più lontani, e molti dei suoi dipinti guardano fino all'iconografia dell'antica Grecia e ai totem paleolitici come la Venere di Willendorf.


Crews-Chubb mescola cultura visiva contemporanea, fonti canoniche e allusioni classiche in dipinti che sono al tempo stesso fantastici e urgenti. Costruisce un lessico tutto suo - idiosincratico, fatto di figure umane e animali - selezionando archetipi e simboli con piena libertà. Attraverso il collage e l'impasto lavora e rilavora le superfici fino a renderle vertiginose, sospese tra coerenza e dissoluzione. I soggetti, pur liberamente figurali, sono prima di tutto un pretesto: il contenitore di un segno ampio e virtuosistico.

Opere

CRE 0001 26 001
Immortal XXXVIII
2026
CRE 0002 26 001
Mask XXIV
2026
CRE 0003 26 001
Immortal XXXIX
2026