Where the Feast Outlived Its Guests: A Table That Remembers
MASSIMODECARLO Pièce Unique è lieta di presentare Where the Feast Outlived Its Guests: A Table That Remembers, una presentazione personale di Dominique Fung.
Un
tavolo è una cosa strana. Appare immobile, obbediente, fatto per servire.
Eppure ricorda: i gomiti appoggiati, le mani che si protendono, le voci che un
tempo aleggiavano sopra di esso, il peso dei piatti sollevati e poi nuovamente
posati. In Where the Feast Outlived Its Guests: A Table That Remembers,
Fung si sofferma su oggetti che hanno sopravvissuto ai loro creatori,
conservando le tracce dell’uso e dell’abitare.
La
pratica di Fung è radicata in gesti di osservazione e di ritorno. L’artista
torna ripetutamente a libri, immagini e oggetti del passato — forme che hanno
oltrepassato il loro momento originario. All’inizio di quest’anno, durante un
viaggio in Cina, ha incontrato una serie di volumi che riproducono antichi
oggetti in bronzo appartenenti a diverse dinastie: vassoi e contenitori
cerimoniali popolati da piccole figure, animali e dettagli ornamentali. Un
tempo utilizzati in banchetti regolati da rituali e gerarchie, questi oggetti
sopravvivono oggi come immagini e reperti, separati dalla loro funzione ma
segnati dai sistemi che li hanno prodotti.
I dipinti in mostra, A Table Laid of Bronze Spirits e A Table Set for a Low Tide, sono nature morte che appaiono al tempo stesso generose e inquietanti. Fung guarda alla tradizione della pittura di banchetto olandese dei secoli XVI e XVII — tavole minuziosamente apparecchiate e colme di cibo, vetri e oggetti di lusso, dove l’abbondanza sfiora l’eccesso — senza tuttavia rimetterla in scena. Nella Repubblica Olandese, queste immagini non erano semplici celebrazioni dell’indulgenza: funzionavano come manifestazioni di prosperità plasmate dal commercio, dalla disciplina e dall’ambizione mercantile, spesso attraversate da un sottile registro morale.
Fung
assimila questa logica compositiva — il tavolo come luogo di accumulazione,
equilibrio e instabilità latente — e la lascia fluire nel proprio linguaggio
visivo. Per la prima volta nella sua opera compaiono ciliegie, limoni e
fragole: elementi vividi, deperibili, di una luminosità effimera. Essi si
posano accanto ai bronzi ricorrenti della dinastia Tang, introducendo una
tensione tra ciò che viene consumato e ciò che sopravvive.
A
intrecciarsi in queste composizioni sono pesci di giada in volo, un motivo a
cui Fung ritorna spesso nel suo lavoro. L’immagine si ispira alle sculture di
pesci in giada del periodo degli Stati Combattenti (475–221 a.C.) e a una
dualità linguistica: in cinese, yú significa sia “pesce” sia “abbondanza
ogni anno”. Questa sovrapposizione contribuisce a spiegare la presenza
persistente del pesce in tutta la cultura cinese, dai templi agli ingressi dei
ristoranti, fino agli acquari domestici. In questi dipinti, i pesci animano la
natura morta, destabilizzandone la superficie e interrompendo ogni senso di
fissità. Il tavolo diventa poroso, meno un supporto stabile che un terreno
mobile in cui gli oggetti sembrano fluttuare, aggregarsi e disperdersi.
Le
nature morte di Fung non sono ammonimenti contro la vanità, né celebrazioni
dell’abbondanza. Si leggono piuttosto come momenti colti subito dopo che
qualcosa è accaduto. Il banchetto è finito, ma la tavola resta sparecchiata:
frutta tagliata lasciata al suo posto, pesci ancora in movimento. Non vi sono
figure in questi dipinti, eppure sono colmi di presenza. Si avverte che
qualcuno era lì poco prima — che qualcosa è stato condiviso, che ruoli sono
stati interpretati, conversazioni si sono svolte e poi dissolte. Gli oggetti
mantengono le loro posizioni, come se non sapessero se qualcuno possa tornare.
In
molte culture, i banchetti hanno organizzato la vita sociale, segnando momenti
di incontro e condivisione. Nell’opera di Fung, il banchetto si trasforma in
memoria — una tavola che registra ciò che è passato tanto quanto ciò che un
tempo era presente. Ciò che rimane è un senso di persistenza. Un tavolo che
ricorda.
Artista
Dominique Fung (nata nel 1987, lavora a New York) è un'artista canadese con radici a Hong Kong e Shanghai. La sua pratica esplora il territorio liminare in cui tradizione, memoria ed eredità si insinuano nella nostra coscienza collettiva. Grazie al suo racconto di storie trascurate o del tutto dimenticate e all'uso di specifici artefatti storici che arricchisce di qualità umane e di complessi percorsi narrativi, l'artista crea un nuovo, più ampio e alternativo spazio di appartenenza.
Le opere di Fung sono presenti nelle collezioni di M+, K11 Art Foundation, Pond Society, Yuz Foundation, Aïshti Foundation, Cantor Art Center della Stanford University, East West Bank Collection, Hammer Museum, High Museum of Art, ICA Miami, LACMA, LA MoCA, The Huntington Library, tra gli altri.