TERRITORIES
Vladislav Markov
MASSIMODECARLO Pièce Unique è lieta di presentare TERRITORIES, la prima mostra personale di Vladislav Markov con la galleria.
Ricoprendo di terra l'intero pavimento di Pièce Unique, da parete a parete, l'artista – che vive e lavora a New York – mette in scena tre ragazzi che ne fanno il loro terreno di gioco per il nozhichki, un gioco per bambini di epoca sovietica e post-sovietica a cui Markov giocava da piccolo a Magadan.
Il gioco non si ferma alla performance, ma prosegue attraverso un mezzo differente. Cinque dipinti, di dimensioni diverse, nascono dalle scansioni dei tre giocatori: corpi allungati e deformati, arti che si dissolvono come se fossero ancora in movimento. Tra i titoli: Hi sister. I am ok. giovanni vs giovanni. Hi be carefull was hacked. If I ask you something (money or help) in one of our conversations ignore it.
Ma TERRITORIES è solo un tassello di una pratica ben più ampia: installazioni, sculture e dipinti costruiti a partire da materiali scansionati, stampati in 3D, studiati a tavolino e concepiti per coinvolgere lo spettatore, non semplicemente per catturarne lo sguardo – ambienti organizzati ripetutamente attorno ai concetti di sorveglianza, simulazione, e ai meccanismi dell’attenzione.
TERRITORIES chiude un ciclo che Markov ha avviato nel 2025 a New York con Objects in Mirror May Be Closer Than They Appear, dove presentava uno strip club dotato di specchio unidirezionale in cui due performer con amputazioni si esibivano indossando protesi personalizzate, realizzate dallo stesso Markov. Il ciclo è poi proseguito nel 2026 a Zurigo con Location. Location. Location., che ricostruiva una cucina trasandata in cui scorrono in loop le immagini di alcuni sconosciuti fermi in un'automobile, mentre una conversazione ruota attorno a una persona morta da poco. In tutti e tre i lavori, Markov costruisce una scena a cui lo spettatore può accedere soltanto attraverso una barriera – uno specchio unidirezionale, uno schermo, una vetrina – che concede vicinanza negando l’accesso.
TERRITORIES richiama The New York Earth Room (1977) di Walter De Maria, in cui un loft di SoHo fu riempito con oltre 127,000 chilogrammi di terra e lasciato intatto per decenni, invitando i visitatori a confrontarsi con un’enorme quantità di terra senza mai potervi entrare. Là dove la terra di De Maria rimaneva sigillata dietro un vetro, quella di Markov viene calpestata, vi ci si inginocchia, viene incisa, e la sua conformazione cambia di ora in ora.
Quando il terreno smette di essere qualcosa da guardare e diventa qualcosa per cui lottare, la crudeltà non è più una metafora. Lo storico dell’arte Guillaume Blanc-Marianne, che ha scritto di TERRITORIES in un recente articolo, torna all’idea di Walter Benjamin del gioco come "miniaturizzazione del mondo adulto" – un mondo di cui il bambino assimila presto gesti, regole e violenza e che raramente mette in discussione.
Ciò che distingue l’approccio di Markov è il suo rifiuto di lasciare questa dimensione nell’astratto. Anziché illustrare l’idea, la costruisce: terra vera, un gioco vero. Di fronte alla vetrina, su una strada trafficata del Marais, il confine che traccia non termina alla finestra. Dall’esterno, osservando attraverso il vetro tre ragazzi impegnati in una guerra di logoramento, lo spettatore si accorge che è diventato difficile distinguere l’attenzione dalla complicità. È, in questo senso, qualcosa di più vicino a uno scoppio controllato che a una performance – una forza viscerale e catartica che attraversa il pubblico e porta in superficie ciò che una società preferirebbe tenere fuori dalla vista: la sua violenza, il suo desiderio, la sua ferocia.
Artista
Vladislav Markov (n. 1993, Magadan, Russia) lavora tra installazione, pittura, scultura e performance, sottoponendo oggetti e ambienti quotidiani a processi digitali – scansione, fotogrammetria, trasferimento meccanico – che li restituiscono alterati, portando con sé gli errori e le omissioni delle macchine che li hanno elaborati.
Markov ha conseguito un BFA presso la Parsons School of Design e un MFA presso la Cornell University. Il suo lavoro è stato presentato alla 15ª Biennale di Gwangju, in Corea del Sud, curata da Nicolas Bourriaud, ed è presente nelle collezioni di M WOODS Museum, Cina, e del Museo Jumex, Città del Messico. La sua prima mostra personale in un’istituzione europea aprirà al Salzburgern Kunstverein nel marzo 2027.