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Template for: Who said this was true multiplicity anyway?

Ryan Gander

Date
22.09.2006 | 22.10.2006
Location
Massimo De Carlo, Milano
Template for: Who said this was true multiplicity anyway? In mostra quattro lavori di Ryan Gander, opere che cercano di nascondere più che di rivelare o svelare una realtà. L'artista invita lo spettatore ad un dialogo interiore, a cercare i fili conduttori, le connessioni, i legami tra le sue idee, i fatti, le finzioni da cui prendono forma i suoi lavori. Gli oggetti, le installazioni e le "situazioni manipolate" di Ryan Gander sono sempre estremamente calibrate; la ricerca di semplicità e la scelta di un linguaggio discreto sono caratteristiche peculiari del suo lavoro. Le sue opere appaiono spesso come oggetti del nostro ambiente quotidiano: si tratta di una sorta di camouflage messo in atto dall'artista: se l'approccio all'opera avviene in campo neutro non è implicito che essa porti con se un messaggio prestabilito. Gander non lavora mai in modo didattico, i suoi lavori sono aperti a molteplici letture, il suo interesse primario è di fornire il punto di partenza per il pensiero senza fornire una risposta. Quello che lo interessa è mettere in discussione l'ovvietà dell'apparenza e della realtà attraverso un processo mimetico. Gander sceglie l'invisibilità come strategia artistica e spesso quest'invisibilità ha un effetto disturbante. Nel lavoro di Ryan Gander ricorrono una serie di personaggi (Spencer Anthony, Mary Aurory, Abbé Faria, Etienne Nys, Vivi) di storie parzialmente o mai raccontate. Questi personaggi creano la possibilità che la storia continui, si trasformi in un'altra storia, resistono alla "chiusura" dello spazio fisico/galleria e del tempo/durata della mostra. Il gioco tra spazio chiuso della galleria e spazio aperto della narrativa ci porta a riflettere sul fatto che qualsiasi lavoro può esistere in un tempo e in uno spazio diversi. Le opere installate, intessute di potenzialità narrativa, condividono lo stesso destino indeterminato dei personaggi: potranno ritornare. Ryan Gander è nato a Chester nel 1976 e vive e lavora a Londra. Tra le mostre personali più significative ricordiamo nel 2006 Nine Project for the Papillon de l'Esprit Nouveau alla GAM di Bologna; nel 2005 Of Any Actual person, Living or Dead presso Les Laboratoires d'Aubervilliers a Parigi; nel 2004 An Incomplete History al Cornerhouse di Manchester; nel 2003 The Death of Abbé Faria presso lo Stedelijk Museum Bureau di Amsterdam; nel 2002 Mary Aurore Sorry a The International 3 di Manchester Tra le collettive citiamo nel 2006 Projection al Musée d'Art di Lucerna, Tate Triennial, New British Art alla Tate London; nel 2005 La Sindrome di Pantagruel - T1 Torino Triennale Tremusei, Becks Futures presso il CCA di Glasgow e l'ICA di Londra; nel 2004 Romantic Detachment al PS1 di New York. Mostra curata da Paola Clerico Work A - The Grand National, 2005 Una scatola di cartone con 5000 fogli A5 bianchi di 49 grammi stampati solo su un lato: volantini per pubblicizzare un'immaginaria cooperativa letteraria. Disponibili al pubblico fino ad esaurimento. ANNUNCIO Per la produzione di un capolavoro di narrativa The Grand National di Kieran Aagard Un romanzo di 200 pagine realizzato da un gruppo di 15 scrittori. Il testo sarà formato da 15 capitoli, ognuno scritto da un autore differente. Ogni autore dovrà rispettare i capitoli precedenti al suo e, a turno, incontrare lo scrittore successivo e passargli il manoscritto. Non è necessario scrivere un intero capitolo; è anche possibile terminare il capitolo precedente e iniziare il successivo. Non c'è nessun bisogno di manipolare o cambiare la propria costruzione o lo stile di scrittura. La differenza di punti di vista, obiettivi e tempi è essenziale per il lavoro stesso, ciononostante la novella finale deve essere verosimile nel senso che tutti i capitoli devono essere scritti in inglese e avere i requisiti di una buona opera letteraria. Il testo dovrà essere leggibile, con coerenza e continuità dei personaggi, dei luoghi e delle parti narrative. In termini di distribuzione, il manoscritto finale sarà introdotto con garbo nel mondo, esattamente nel modo in cui qualsiasi giovane scrittore/scrittrice presenterebbe il suo lavoro; copie del manoscritto saranno spedite alle case editrici nella speranza di ottenere una pubblicazione. La versione finale sarà pubblicata come "The Grand National" di Kieran Aagard. Gli interessati possono contattare: The Great National, PO BOX 48746, Londra, E1 8WX Gran Bretagna Work B - Vivi is Dead, 2005 Due scatole di cartone serigrafate con il logo di un fittizio editore, dieci diapositive con la scala cromatica dello schermo Sony e un rotolo di nastro adesivo per imballo installati su di un pavimento di moquette nera. Ogni volta che il lavoro deve essere installato le due scatole di cartone devono essere assemblate e sigillate con un nastro adesivo differente dall'ultimo utilizzato, questo nastro deve essere lasciato sul lato superiore dei due cartoni come testimonianza della sua storia espositiva. Le parole del titolo sono riferite a un personaggio inventato, conosciuto per essere l'autore di una trilogia di lavori " Death is all around me". Work C - Happenstance, 2006 Ottantaquattro cornici, ognuna contenente due pagine strappate da un romanzo. L'intero lavoro rappresenta un romanzo di 168 pagine di cui solo quattro sono stampate. Queste quattro pagine sono state scelte a caso dal libro "Decifrazione del Caso" scritto dall'artista. Il testo, nonostante sia visibilmente un frammento parzialmente narrativo, di fatto (sotto il camouflage di una storia non raccontata) illustra le considerazioni dell'artista sulla struttura del sistema narrativo, sulla creazione della struttura narrativa e, al contempo, sulla sua assenza o sparizione. In questo lavoro l'artista ha fatto proprio il sistema narrativo utilizzato in una collana americana di libri per ragazzi degli anni Settanta" Choose Your Own Adventure Book". Work D - An Incomplete History of Neon, 2006 Ovvero un'antologia di undici opere d'arte realizzate con tubi al neon dal 1976 al 2006. Il lavoro si presenta come un'unica opera di neon esplosa, alimentata da un'unica fonte d'energia che alimenta i frammenti di opere.