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Homo Crap #2

Date
24.11.2005 | 15.01.2006
Location
Massimo De Carlo, Milano
avaf è lo pseudonimo risultato della fusione di due nomi, Assume Power Focus, titolo di un album del 1982 del gruppo musicale Throbbing Gristle, e quello della band indipendente newyorkese Ultra Vivid Scene.Nella volontà di non rivelare il nome dei membri del gruppo è sottesa la forte volontà di sottolineare che la ricerca artistica di avaf è incentrata sulla collaborazione e la spontaneità dell'esperienza collettiva e si colloca in netto contrasto con l'ossessione per la celebrità e per il possesso dei diritti d'autore insita nella nostra cultura. Tutti i progetti, che si pongono nel loro insieme come una sorta di summa della creatività collettiva, sono articolati intorno ai principi di accumulazione, scambio, contaminazione di informazioni artistiche e culturali ed è proprio per questo modo di intendere e di procedere nel lavoro che l'idea originaria e la paternità di un progetto diventano irrilevanti, tanto più che, senza intenti troppo seriosi ed evitando coscientemente di allinearsi alle battaglie storico-artistiche condotte nel corso degli anni Settanta e Ottanta da artisti che lavoravano sotto un'identità collettiva contro l'appropriazione e i diritti di autori, avaf insiste nel ribadire la libertà di accesso e di utilizzo delle immagini esistenti e della futilità del principio di copyright nell'era digitale.avaf è al tempo stesso curatore e produzione artistica: ogni lavoro nasce da una "To-Do List", una lista delle cose da fare, una sorta di complesso e inesauribile "flusso di coscienza" in cui vengono elencati i temi e il campo di ricerca del progetto. Le fonti di ispirazione e di rielaborazione sono molteplici tratti sia dalla cultura popolare, sia della storia dell'arte, si spazia dai disegni medievali, a Picabia, Matisse, Fluxus, l'arte psichedelica degli Anni Sessanta, le pitture tibetane, Lazlo Moholy-Nagy, Pierre Huyghe, Felix Gonzalez Torres, Dada, Secessione, Aubrey Beardsley, Devo, Ettore Sottsass, Land Art.Ad ogni differente progetto sono chiamati a collaborare altri artisti, pittori, scultori, designer, VJ e DJ, tatuatori, artigiani, falegnami, talvolta lavorando direttamente in studio con avaf, talvolta scambiando idee e immagini solo per corrispondenza o ancora, solo, scegliendo un pezzo da inserire nella mostra.Formalmente il lavoro è molto complesso: le immagini scelte vengono scansionate e si vanno ad aggiungere a quelle pre-esistenti nell'archivio digitale di avaf. Ogni immagine è poi ridisegnata a mano o al computer e i lavori sono quasi sempre il risultato di una densa stratificazione di elaborati grafici facilmente riconoscibili per la piattezza dei colori e la ricchezza degli elementi compositivi. Le installazioni, sempre studiate in relazione allo spazio espositivo, includono tappezzerie, neon, video, sculture, stampe digitali, stickers, decalcomanie, tatuaggi.Parte delle installazioni vengono distrutte quando si disinstalla ed è per questo motivo che i collezionisti non acquistano mai solo fisicamente un'opera, bensì il file digitale del lavoro per poterlo riprodurre a proprio piacimento.Nei suoi progetti avaf si appropria di riferimenti, citazioni e rimandi della cultura del paese in cui lavora, anche attaccando polemicamente quella stessa cultura con l'intento di ricondurla alla sua vera essenza: di fronte ai suoi lavori lo spettatore dovrebbe essere "contaminato" e "assumere" la prospettiva dell'artista, diventare avaf stesso per arricchire la propria esperienza visiva, emotiva ed intellettuale.avaf, assume vivid astro focus, ha partecipato a numerose mostre in istituzioni pubbliche e museali, ricordiamo nel 2005: "Ecstasy" al MOCA di Los Angeles, "Tropicalia" mostra itinerante Bronx Museum di New York, Museum of Contemporary Art di Chicago e Barbican di Londra; "Seeing Double: Encounters with Warhol", Andy Warhol Museum di Pittsburg; nel 2004: Whitney Biennial, Whitney Museum of American Art di New York, nel 2004. Tra le mostre personali nei musei nel 2005 "assume vivid astro focus XII: butch queen realness with a twist in pastel colors" presso la Tate Liverpool.Mostra curata da Paola Clerico