Fragments
Tunji Adeniyi-Jones
MASSIMODECARLO Pièce Unique presenta Fragments, una mostra di nuovi lavori di Tunji Adeniyi-Jones.
Per la prima volta a Parigi, il lavoro di Adeniyi-Jones si affaccia sulla strada. Nato a Londra, con base a New York, Adeniyi-Jones si muove con uguale disinvoltura tra le storie dell'arte dell'Africa occidentale, afroamericana ed europea - la sua è una pratica plasmata dal movimento, da ciò che accade a un corpus di opere nel momento in cui attraversa contesti diversi. La mostra occupa la vetrina di Pièce Unique: una carta da parati con motivi foliage disegnati a mano, e un unico dipinto rosa che emerge dal fondo blu.
Adeniyi-Jones riflette su questo tipo di installazione da tempo. La carta da parati, con cui ha iniziato a sperimentare alla fine dell'anno scorso, è il suo tentativo più recente di tradurre questa riflessione in forma - un modo di espandersi oltre la tela, come lui stesso afferma, mantenendo la mano al centro. “Il soggetto, il suo nucleo, è sempre disegnato a mano”, ha detto, e lo si avverte sotto la regolarità del motivo: quel lieve pulsare di un segno fatto da un corpo. Tradotto in ripetizione, diventa qualcos'altro: in parte pittura, in parte stampa, in parte pratica tessile. È un dialogo che ha sempre voluto intrattenere. Ha descritto William Morris e William de Morgan come “un raro punto di affinità tra la cultura britannica e la pratica tessile africana”, due tradizioni con cui è cresciuto in egual misura; e ha sottolineato come la teoria del colore di Josef Albers - ancora al centro della maggior parte dell'educazione artistica occidentale - affondi le radici nello studio dell'antichità africana e sudamericana: un debito che raramente viene nominato.
Rose Sentinel (2026) non è un elemento decorativo ma strutturale - la tensione cromatica che attraversa tutta la sua opera, qui estesa dalla tela all'intera stanza.
Per un artista formato dalla mitologia Yoruba, dal Rinascimento di Harlem e dalla storia dell'arte europea, Parigi non è uno sfondo neutro. Lo stesso lavoro, dice Adeniyi-Jones, assume connotazioni completamente diverse a seconda del luogo in cui viene esposto: in Africa occidentale i motivi diventano immediatamente leggibili come risalenti alla tradizione tessile; a Parigi entrano in dialogo con l’ornamento classico, con la storia decorativa della città, con tutto ciò che è visibile attraverso il vetro. “Non viene davvero da un unico posto”, ha detto Adeniyi-Jones. Ogni luogo lascia un segno.
Fragments fa seguito a Celestial Gathering (2024), il dipinto sul soffitto realizzato per il Padiglione Nigeriano alla 60ª Biennale di Venezia - per Adeniyi-Jones l'inizio di un nuovo modo di pensare lo spazio: non come un contenitore per la pittura, ma come qualcosa che la pittura può generare. Questa mostra, dice, è la continuazione di quel pensiero.
Artista
Tunji Adeniyi-Jones (Londra, 1992) vive e lavora a New York.
La pittura di Adeniyi-Jones nasce da una prospettiva che l'artista stesso definisce di «aggiunta, combinazione e collaborazione culturale». Cresciuto e formatosi nel Regno Unito, il suo lavoro affonda le radici nella storia antica dell'Africa occidentale, nella mitologia a essa legata e nell'eredità Yoruba di cui è portatore.
Il processo creativo prende spesso avvio da studi a penna o acquerello su carta, strumenti attraverso cui l'artista esplora il proprio immaginario prima di tradurlo sulla tela. Adeniyi-Jones lavora con una tavolozza ampia e mutevole, sensibile ai ritmi delle stagioni e alle diverse ore del giorno. Nelle sue opere, figure ripetute e rielaborate si dispongono in coppie o piccoli gruppi all'interno di composizioni a pannelli multipli, richiamando quella ripetizione ritualizzata che è parte integrante dei processi cerimoniali.
I dipinti si collocano in uno spazio piatto e compresso, debitore dell'astrazione modernista — in particolare dei piani sovrapposti del Cubismo e dei papiers découpés di Matisse — ma anche delle narrazioni e del simbolismo propri dell'Africa occidentale. Su superfici percorse da lussureggianti fogliami stilizzati, corpi sinuosi emergono e si dissolvono in tessiture di forme geometriche e campiture di colore che si intrecciano senza soluzione di continuità.
Interrogandosi sulla rappresentazione del corpo nero nella tradizione pittorica occidentale — e sulla sua storica riduzione alla sola dimensione fisica — Adeniyi-Jones fa del corpo il principale strumento narrativo e comunicativo della propria ricerca. Ponendo al centro la danza e il linguaggio gestuale in un continente in cui convivono oltre mille lingue, le sue opere situano la figura umana nel cuore dell'identità diasporica contemporanea: un'identità plasmata, come ricorda l'artista, da «viaggio, movimento e ibridazione culturale».
Adeniyi-Jones radica la propria pittura in un paesaggio culturale specificamente nigeriano, che include la scrittura e le arti visive post-coloniali. Come ha dichiarato: «Ogni mito greco memorabile che conosciamo ha un suo altrettanto potente corrispettivo africano, ma a causa di concetti riduttivi come il primitivismo, il mondo dell'antica Africa occidentale è raramente rappresentato al di fuori del continente. Questi parallelismi culturali sono stati esplorati con maggiore profondità attraverso la letteratura di Chinua Achebe, Wole Soyinka e Amos Tutuola, e voglio che i miei dipinti costituiscano un accompagnamento visivo a questa eredità.»