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Erdrindenbau

Ian Kiaer

Date
28.03.2006 | 29.04.2006
Location
Massimo De Carlo, Milano
Ian Kiaer crea complesse e fragili installazioni combinando lavori bidimensionali, generalmente disegni, acquarelli o delicate pitture, piccole maquette di edifici architettonici, materiali di scarto e oggetti ritrovati a volte parzialmente modificati. Ogni elemento agisce come parte/simbolo della complessa e frammentaria poetica dell'artista e l'assemblaggio, che appare a prima vista casuale, gradualmente rivela se stesso e la propria coerenza narrativa. L'ampia ed esauriente ricerca artistica di Ian Kiaer muove dalle speculazioni teoriche e idealistiche di artisti, architetti e filosofi che, come interesse comune, si impegnarono nel tentativo di trovare una soluzione soddisfacente al problema dell'integrazione fisica e sociale dell'uomo nell'ambiente naturale che lo circonda. Le sue installazioni evocano al contempo un'atmosfera romantica e tragica, esaltano e negano la speranza: romantico è l'ideale e il sogno di realizzarlo, tragica è la constatazione dell'impossibilità di essere realizzato. Ed è propriamente attraverso la scelta della natura elementare e precaria dei materiali utilizzati che l'artista ci suggerisce l'impossibilità pratica di applicare le teorie utopiche a cui le sue opere si ispirano.Ian Kiaer presenta cinque opere ispirate al lavoro dell'architetto Bruno Taut (1880-1938), che, oltre ad un'intensa attività professionale, fu autore di una grande produzione teorica. Nel 1917 in Alpine Architektur Taut prospettò l'idea di un'architettura fantastica e utopistica nella cornice alpina e le tavole che illustrano la sua teoria sono stravaganti visioni di strutture di cristallo che rispecchiano il paesaggio montano. In quegli anni il lavoro di Taut fu molto influenzato dalle teorie dell'amico scrittore Paul Scheerbart e il titolo della mostra Erdrindenbau (titolo del quarto capitolo del suo trattato e letteralmente "costruzione della crosta terrestre"), è tratto dalla novella Il serpente marino in cui Scheerbart sosteneva che la superficie della Terra dovesse essere edificata in armonia con la struttura di tutti gli altri corpi del sistema solare. L'idea di un "costruire" utopico che non potesse andare oltre al sogno del disegno si pone in stretta relazione con le teorie e i progetti di altri artisti che sono stati oggetto di studio e spunto di riflessione per una serie di lavori di Kiaer, soprattutto Ledoux (edifici sferici per la Città Ideale di Chaux) e Archigram (architettura gonfiabile). La mostra, per l'artista, è una sorta di atto celebrativo immaginario di Taut in onore dell'amico Scheerbart.Ian Kiaer presenta cinque opere ispirate al lavoro dell'architetto Bruno Taut (1880-1938), che, oltre ad un'intensa attività professionale, fu autore di una grande produzione teorica. Nel 1917 in Alpine Architektur Taut prospettò l'idea di un'architettura fantastica e utopistica nella cornice alpina e le tavole che illustrano la sua teoria sono stravaganti visioni di strutture di cristallo che rispecchiano il paesaggio montano. In quegli anni il lavoro di Taut fu molto influenzato dalle teorie dell'amico scrittore Paul Scheerbart e il titolo della mostra Erdrindenbau (titolo del quarto capitolo del suo trattato e letteralmente "costruzione della crosta terrestre"), è tratto dalla novella Il serpente marino in cui Scheerbart sosteneva che la superficie della Terra dovesse essere edificata in armonia con la struttura di tutti gli altri corpi del sistema solare. L'idea di un "costruire" utopico che non potesse andare oltre al sogno del disegno si pone in stretta relazione con le teorie e i progetti di altri artisti che sono stati oggetto di studio e spunto di riflessione per una serie di lavori di Kiaer, soprattutto Ledoux (edifici sferici per la Città Ideale di Chaux) e Archigram (architettura gonfiabile). La mostra, per l'artista, è una sorta di atto celebrativo immaginario di Taut in onore dell'amico Scheerbart.Mostra curata da Paola Clerico

L'artista

Ian Kiaer
Londra, 1971. Lives and works in Londra.