Dimora Dislocata
Alicja Kwade
“L'ombra del mio gomito poggia sul tavolo-ombra mentre l'inchiostro-ombra scorre sulla carta-ombra.”
- Arthur Stanley Eddington
MASSIMODECARLO presenta Dimora Dislocata, una mostra di Alicja Kwade concepita esclusivamente per gli spazi di Casa Corbellini-Wassermann - il suo primo progetto con la galleria a Milano. La mostra riunisce opere uniche che attraversano vent'anni di pratica e che, a prima vista, sembrano ordinarie, ma che a Casa Corbellini-Wassermann - spazio che porta ancora in sé la memoria della dimora che fu - trovano il loro posto naturale.
Nel 1928 Arthur Stanley Eddington, fisico inglese, scrisse che ogni oggetto esiste due volte. “Due tavoli! Sì; ogni oggetto attorno a me ha il suo duplicato - due tavoli, due sedie, due penne.” Il primo tavolo era quello di sempre: solido, colorato, materico, l'arredo indiscutibile della vita quotidiana. Il secondo glielo aveva rivelato la fisica: per lo più spazio vuoto, un accordo temporaneo tra particelle che avevano deciso, almeno per il momento, di comportarsi come una superficie. Eppure esistevano entrambi, nello stesso posto e nello stesso momento - uno noto ai sensi, uno noto alla scienza - e nel divario sottile e vertiginoso tra loro, il mondo custodiva i propri segreti. È in quello spazio liminale che Alicja Kwade ha trascorso vent'anni: dentro gli oggetti più comuni, attenta a ciò che vi si cela dentro e oltre, dalla particella più piccola alla scala dell'universo.
Sei anni dopo che Eddington scrisse dei due tavoli, su Viale Lombardia, l'architetto Piero Portaluppi cominciò a costruire una casa. La committenza veniva da due famiglie: i Corbellini e i Wassermann, eredi di una fortuna farmaceutica tedesca. Tra i loro antenati figurava August von Wassermann il batteriologo che nel 1906 aveva ideato il primo esame del sangue per la sifilide - un metodo per scovare ciò che il corpo nasconde, per rendere leggibile l'invisibile. Portaluppi, che aveva le sue idee sulle superfici e su ciò che vi si cela sotto, costruì loro una dimora.
La facciata è rivestita di marmo grigio e rosa, ma solo al piano nobile; sopra cede all'intonaco bianco, come se l'edificio avesse esaurito la sua magnificenza e si stesse riposando. All'interno, quindici varietà di marmo – tra cui il verde Roja, il bianco di Carrara, e il rosso di Levanto. In giardino si trova una scala elicoidale recuperata da un padiglione che Portaluppi aveva esposto alla Triennale di Milano nel 1933. Le finestre sono ampie e orizzontali, avide di luce. Le stanze oscillano tra austerità ed eccesso senza mai decidere cosa vogliano confessare.
Casa Corbellini-Wassermann abita due dimensioni contemporaneamente – appartamento e spazio espositivo, storia privata e presente pubblico. Un luogo sospeso tra quello che era e quello che è adesso, familiare e insieme sfuggente: una dimora dislocata. È qui che Kwade ha costruito un mondo.
Attraversando queste stanze, si avverte che qualcosa non torna. Le opere sembrano familiari, ma a guardarle meglio sono altro - oggetti inchiodati a un'immobilità per cui non erano stati concepiti, piegati sotto pesi che non avrebbero ragione di esserci, fissi in mezzo alle stanze come se avessero dimenticato a cosa servivano. Kwade li ha smontati e ricombinati, fedele all'istinto più antico della materia: non scomparire, ma trasformarsi. Persino le lettere, scritte in una calligrafia che è e non è la sua, obbediscono alla stessa legge. Tutto qui nasconde una vita precedente, o una domanda, o entrambe.
In queste stanze c'è qualcosa della pittura metafisica di Giorgio de Chirico — l'oggetto spostato quel tanto che basta dal proprio contesto da rivelare la sua essenza enigmatica. E qualcosa della convinzione dell'Arte Povera che i materiali portano con sé la propria storia, che la materia, sottoposta alla pressione giusta, finisce sempre per confessare di cosa è fatta. Ma lo straniamento che Kwade trova non è una citazione, piuttosto un’eredità. Era già lì, nell'oggetto, nella materia, nel divario tra i due tavoli.
Nel silenzio che si è raccolto in questi spazi qualcosa vibra - la sensazione, lieve e persistente, impossibile da localizzare, che l'appartamento non abbia mai smesso di essere un appartamento, che le vite che lo hanno vissuto non siano del tutto andate via ma si siano assottigliate, fatte permeabili, abbiano lasciato spazio. Arrivati all'ultima stanza, non è più del tutto chiaro cosa si sapeva entrando e cosa è cambiato nel frattempo. Senza accorgersene, ci si ritrova come dentro un sogno - e come in un sogno, per un momento, si crede di riconoscere una persona seduta su una sedia.
Artista
Alicja Kwade (nata nel 1979 a Katowice, Polonia) vive e lavora a Berlino.
Alicja Kwade è riconosciuta a livello internazionale per le sue sculture, installazioni pubbliche di grande scala, film, fotografie e lavori su carta che mettono in discussione concetti scientifici e filosofici, abbattendo i confini della percezione. Il suo linguaggio artistico distintivo si basa sulla riflessione, la ripetizione e sulla decostruzione e ricostruzione di oggetti quotidiani e materiali naturali, al fine di esplorare l'essenza della nostra realtà ed esaminare le strutture sociali. Spesso virando verso l'assurdo e trasformando assunzioni comunemente accettate in domande aperte, la sua opera poetica e affascinante destabilizza i sistemi familiari e ricerca nuove spiegazioni per comprendere il nostro mondo.
Kwade ha esposto ampiamente presso istituzioni prestigiose tra cui Louisiana Museum a Humlebæk, Whitechapel Gallery a Londra, MIT List Visual Arts Center a Cambridge, Hamburger Bahnhof – Nationalgalerie der Gegenwart a Berlino, Espoo Museum of Modern Art, e Haus Konstruktiv a Zurigo. Negli ultimi anni, ha intensificato il suo lavoro nello spazio pubblico, creando installazioni monumentali che dialogano con l'architettura e i fenomeni naturali di diversi siti. Nel 2019, Kwade è stata incaricata di realizzare un'installazione monumentale per il Metropolitan Museum di New York: due sculture in acciaio con enormi sfere rocciose che evocano un sistema solare, posizionate temporaneamente sopra lo skyline di Manhattan. Per l'installazione del 2022 "Au Cours Des Mondes" su Place Vendôme a Parigi, l'artista ha creato un dialogo tra globi di pietra naturale fissati a scale di cemento infinite e una serie di sfere di pietra naturale. Entrambi i lavori esplorano il nostro posto nel mondo, i meccanismi sottostanti del potere e la nostra relazione con la conoscenza. Altre installazioni rilevanti includono una partecipazione nel 2022 a Desert X AlUla e una presentazione acclamata alla 57ª Biennale di Venezia "Viva Arte Viva" nel 2017.
Le sue opere sono presenti in numerose collezioni pubbliche, tra cui il Centre Pompidou a Parigi, l'Hirshhorn Museum a Washington, il LACMA - Los Angeles County Museum of Art, il Louisiana Museum of Modern Art a Humlebæk, il Mudam - Musée d'Art Moderne Grand-Duc Jean in Lussemburgo, e il mumok - Museum Moderner Kunst Stiftung Ludwig a Vienna.